Le battaglie dello Zugna nel maggio 1916

Nel maggio 1916 lo Zugna divenne uno dei settori decisivi dell’offensiva austro-ungarica. Il confronto tra le relazioni ufficiali italiana e austro-ungarica ricostruisce l’avanzata da Rovereto e la resistenza di Passo Buole.

NOTA DELL’AUTORE

Ci sono momenti in cui una ricerca cambia improvvisamente prospettiva. Per questo articolo, quel momento è arrivato quando ho potuto finalmente consultare, una accanto all’altra, le due grandi ricostruzioni ufficiali della guerra: L’esercito italiano nella Grande Guerra (1915–1918), pubblicata dall’Ufficio Storico del Corpo di Stato Maggiore, e Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, realizzata sotto la direzione dell’Archivio di guerra di Vienna.

Avere accesso ai volumi originali digitalizzati, alle carte militari allegate e alle pagine nelle quali i due eserciti raccontarono le operazioni dello Zugna e di Passo Buole rappresenta una piccola rivoluzione per chi cerca di ricostruire questi avvenimenti. Significa poter seguire quasi ora per ora l’avanzata e la resistenza, riconoscere i reparti coinvolti, confrontare i nomi attribuiti agli stessi luoghi e osservare come un medesimo combattimento venne compreso e tramandato sui due lati del fronte.

È difficile descrivere l’emozione di ritrovare, a più di un secolo di distanza, gli ordini, le cronologie, le perdite e persino le divergenze conservate in queste pagine; oppure di riconoscere sulle carte originali i crinali, i passi e le quote sui quali si combatté. Documenti un tempo raggiungibili soltanto attraverso archivi e biblioteche specialistiche possono oggi essere letti, confrontati e restituiti a tutti.

L’articolo che segue nasce dalla meraviglia di questa possibilità: attraversare le battaglie dello Zugna non da una sola linea del fronte, ma accompagnati dalle testimonianze ufficiali lasciate da entrambi gli eserciti.

Dallo sfondamento presso Rovereto alla resistenza di Passo Buole

Nel maggio 1916 il massiccio dello Zugna divenne uno dei punti decisivi dell'offensiva austro-ungarica lanciata dal Trentino. Tra la valle dell'Adige e la Vallarsa, il suo lungo contrafforte costituiva insieme una via d'avanzata verso sud e una formidabile successione di posizioni difensive. In appena due settimane i combattimenti risalirono dalle propaggini settentrionali dello Zugna Torta fino a malga Zugna, Coni Zugna e Passo Buole. Qui, il 30 maggio, l'ultimo grande attacco austro-ungarico del settore fu respinto.

La ricostruzione che segue mette a confronto due opere ufficiali. La prima è L’esercito italiano nella Grande Guerra (1915–1918), volume III, Le operazioni del 1916, tomo 2°, Offensiva austriaca e controffensiva italiana nel Trentino – contemporanee operazioni sul resto della fronte (maggio–luglio 1916). Narrazione, pubblicata a Roma nel 1936 dal Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico. La seconda è Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, quarto volume, Das Kriegsjahr 1916, prima parte, Die Ereignisse von Jänner bis Ende Juli, curata sotto la direzione di Edmund Glaise-Horstenau e pubblicata a Vienna nel 1933.[1]

Le due opere descrivono spesso gli stessi avvenimenti da prospettive diverse. Quella italiana segue soprattutto il ripiegamento e la ricostituzione della difesa; quella austro-ungarica illustra con maggiore precisione l’articolazione dei propri reparti e i tentativi di proseguire lungo il crinale. Dove le cronologie non coincidono perfettamente, la divergenza viene mantenuta esplicita. Le citazioni tedesche sono riportate nella grafia della trascrizione disponibile e accompagnate da una traduzione italiana.

Lo Zugna come sistema difensivo

Alla vigilia dell'offensiva, la 37ª Divisione italiana, comandata dal maggior generale Ricci-Armani, teneva il settore compreso tra il Garda e il Leno di Vallarsa. La difesa era organizzata su più linee. La prima attraversava Lizzana e Castello Dante; una seconda serie di trinceramenti occupava le pendici a sud del solco Loppio–Mori e le propaggini settentrionali dello Zugna Torta; la linea dei capisaldi passava invece per Monte Altissimo, Postemone, Vignola, Cornale e Coni Zugna.[2]

Alle ore zero del 15 maggio la divisione disponeva di venticinque battaglioni, 77 mitragliatrici, 24 lanciabombe, sei cannoncini e 139 pezzi d’artiglieria, con 1.258 ufficiali e 37.752 uomini. Fra i reparti figuravano i battaglioni alpini Verona, Monte Baldo, Val Toce e Val d’Adige, il 16° reggimento della Guardia di Finanza, il 113° e il 114° fanteria a destra dell’Adige e il 207° e il 208° a sinistra. In seconda schiera operava anche l’8ª Brigata di milizia territoriale. Questi dati chiariscono che «lo Zugna» non era difeso da una sola unità immobile: durante la battaglia battaglioni e compagnie furono spostati continuamente fra il fondovalle, la dorsale e la Vallarsa.[3]

Lo Zugna non era dunque una singola posizione, ma una profondità difensiva: Zugna Torta, malga Zugna, Cisterna e Coni Zugna formavano successive possibilità di resistenza. Il sistema aveva tuttavia un punto vulnerabile. L'avanzata nemica in Vallarsa poteva scoprire il fianco orientale del contrafforte e minacciare Passo Buole, l'insellatura fra Cima Salvata e Cima Mezzana, immediatamente a sud di Coni Zugna.[4]

Mappa zona Zugna e a Passo Buole nel maggio 1916
Carta delle operazioni austro-ungariche nel settore dello Zugna e della Vallarsa nel maggio 1916. Da Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, vol. IV, allegato 12 (Beilage 12).

15 maggio: l'urto iniziale

Alle 5 del 15 maggio cominciò il bombardamento austro-ungarico. Verso le 7 le fanterie avanzarono. Sulla sinistra dell'Adige l'attacco principale investì la linea Lizzana–Castello Dante–quota 418–Sich. La relazione italiana attribuisce l'urto alla 6ª Brigata da montagna della 57ª Divisione austro-ungarica. Nuclei d'assalto penetrarono nei punti di collegamento fra i battaglioni italiani e lungo la difficile sponda del Leno di Vallarsa. Sich cadde verso le 11, quota 418 alle 13 e Castello Dante alle 14.[5]

La sequenza oraria è fissata dalla relazione italiana in una frase molto precisa:

«Verso le ore 11 la posizione di Sich cadeva nelle mani del nemico; alle 13 cadeva la posizione di q. 418, e, alle 14, quella di Castello Dante».[5:1]

La relazione austro-ungarica conferma che il peso dell'azione sul fianco destro dell'VIII Corpo ricadde sulla 6ª Brigata da montagna della 57ª Divisione, comandata dal feldmaresciallo luogotenente Heinrich Goiginger. La brigata attaccò il piede settentrionale dello Zugna Torta, mentre altri reparti avanzarono nel fondovalle. Durante la notte furono raggiunti anche quota 751, a nord di Albaredo, e il settore di Lizanella, grafia usata nel testo austro-ungarico.[6]

La formulazione della relazione di Vienna è esplicita:

«Es war die 6. GbBrig. der vom FML. Heinrich Goiginger befehligten 57. ID., die schon am Vormittag den ersten Vorstoß auf den Nordfuß der Zugna Torta ausführte […]»

«Fu la 6ª Brigata da montagna della 57ª Divisione, comandata dal feldmaresciallo luogotenente Heinrich Goiginger, a effettuare già in mattinata il primo attacco contro il piede settentrionale dello Zugna Torta […]».[6:1]

Nel fondovalle avanzò inoltre il battaglione III/bh. 3, nucleo di un gruppo di Standschützen comandato dal tenente colonnello Lehár; la 59ª Divisione del generale maggiore Kroupa operava più a oriente. Queste formazioni non vanno confuse con la 6ª Brigata da montagna che risaliva direttamente la dorsale.

Costretti a lasciare la linea più avanzata, i reparti italiani si arrestarono la sera sulle trincee dei Lavini, Costa Violina, Grottole, Sorgente acqua del Pra e Albaredo. Fra la sorgente e Albaredo, però, la minaccia di aggiramento impose un ulteriore arretramento notturno fino allo Zugna Torta.[7]

«I nostri, retrocedendo, raggiunsero, alle ore 19 circa, la linea: trincee dei Lavini - Costa Violina - Grottole - Sorgente acqua del Pra - Albaredo e vi si fermarono».[7:1]

16–18 maggio: Costa Violina e Zugna Torta

Il 16 maggio la pressione continuò contro Costa Violina e Zugna Torta. Secondo la relazione italiana, in quella giornata gli austro-ungarici non ottennero progressi; la 37ª Divisione fece affluire il III/114° e il battaglione alpini Val d'Adige, giunti nella notte successiva.[8] La narrazione austro-ungarica, più favorevole alla propria avanzata, attribuisce invece al 16 la conquista del caposaldo di Costa Violina da parte dei battaglioni I/6, IV/50 e III/bh. 3 e la risalita dello Zugna Torta da parte dei battaglioni III/38 e IV/42.[9]

Il contrasto emerge direttamente dalle due formulazioni. La fonte italiana afferma:

«In val Lagarina […] la 57ª Div. a. u. continuò, sulla sinistra dell’Adige, a premere contro le nostre posizioni di Costa Violina e Zugna Torta senza conseguire alcun progresso».[8:1]

La relazione austro-ungarica scrive invece:

«Die Bataillone III/38 und IV/42 der Mittelgruppe kletterten […] den Rücken zur Zugna Torta hinauf […]»

«I battaglioni III/38 e IV/42 del gruppo centrale risalirono […] il crinale verso lo Zugna Torta […]».[9:1]

La differenza non deve essere trasformata automaticamente in contraddizione. Le due relazioni potrebbero riferirsi a momenti o settori diversi della medesima giornata; senza una verifica ancora più minuta dei diari operativi non è possibile risolvere definitivamente la sequenza.

Il 17 maggio il combattimento si fece nuovamente violentissimo. La fonte italiana colloca alle 3 l'attacco contro Costa Violina e alle 7 la perdita del caposaldo, dopo la resistenza dei resti del I/207°. Cinque assalti contro Zugna Torta furono invece respinti. Il bombardamento continuò con tale intensità che il comandante della difesa, alla testa del 208° fanteria, propose di ritirare nella notte i reparti esausti sulle posizioni arretrate di malga Zugna e Cisterna.[10]

«Verso le ore 3 attaccò violentemente il caposaldo di Costa Violina e, alle 7, lo occupò, obbligando i resti del I/207° a ritirarsi, dopo strenua difesa, su Costa Stenda».

«Inoltre per ben cinque volte rinnovò i suoi assalti contro lo Zugna Torta, senza riuscire».[10:1]

Il ripiegamento notturno non fu dunque la conseguenza della conquista austro-ungarica dello Zugna Torta durante il giorno, ma una decisione italiana maturata dopo la difesa e il logoramento dei reparti: «Il comandante della difesa […] propose e ottenne di ritirarle nella notte sulle retrostanti posizioni di malga Zugna-Cisterna».[10:2]

La relazione austro-ungarica descrive contrattacchi italiani e un duro tiro proveniente dalla zona di Brentonico. All'alba del 18 l'artiglieria austro-ungarica riprese la preparazione; gli italiani si ritirarono e la 6ª Brigata da montagna occupò le opere dello Zugna Torta, proseguendo sul crinale sempre più stretto:

«Die 6. GbBrig. nahm von den Schanzen auf der Zugna Torta Besitz und preßte sich auf dem immer schmäler werdenden Zugnarücken vorwärts.»

«La 6ª Brigata da montagna prese possesso delle opere sullo Zugna Torta e avanzò lungo il crinale dello Zugna, che diventava sempre più stretto».[11]

Fra gli episodi personali ricordati dalla relazione italiana compare quello del sottotenente Damiano Chiesa, indicato anche con il nome di copertura Angiolotti. Ufficiale della 963ª batteria da 149 G., fu catturato durante i combattimenti e successivamente fucilato nel Castello del Buonconsiglio. La relazione gli attribuisce la medaglia d’oro al valor militare. È un episodio distinto dalla sequenza tattica della dorsale, ma appartiene alla memoria ufficiale italiana della battaglia e non va omesso.[12]

19–20 maggio: malga Zugna, Cisterna e quota 1515

Nella notte sul 19 e nelle prime ore del mattino la 6ª Brigata da montagna attaccò ripetutamente malga Zugna e Cisterna. Le posizioni furono difese dal III/61°, dal battaglione alpini Val d'Adige e dal II/208° e resistettero. Tuttavia l'avanzata austro-ungarica in Vallarsa stava scoprendo il fianco destro italiano. La 37ª Divisione dovette quindi costruire una nuova fronte rivolta a est, occupando Passo Buole e Costa Mezzana.[13]

La relazione italiana distingue con chiarezza l’attacco, la resistenza e la conseguenza operativa:

«Le posizioni di malga Zugna - Cisterna furono più volte attaccate nella notte sul 19 e nelle prime ore del mattino dalla 6ª Brigata a. u.»

«Tenacemente difese da III/61°, btg. alp. V. d’Adige e II/208°, resistettero.»

«La 37ª Div. dovette quindi costituire una nuova fronte ad est verso la Vallarsa, occupando precisamente le posizioni di Passo Buole e Costa Mezzana».[13:1]

Sul crinale proseguiva intanto il tentativo austro-ungarico di avvicinarsi a Coni Zugna. La relazione di Vienna registra la conquista di un caposaldo presso quota 1515, ma presenta una discrepanza interna: il racconto corrente sembra collocarla nella tarda serata del 19, mentre un riepilogo successivo la data alla sera del 20 maggio.[14] La data non può quindi essere considerata definitivamente risolta.

La versione retrospettiva recita:

«Auf dem Zugnarücken hatte die 6. GbBrig. am 20. in später Abendstunde den Stützpunkt bei […] 1515 erstürmt […]»

«Sul crinale dello Zugna la 6ª Brigata da montagna, nella tarda serata del 20, aveva espugnato il caposaldo presso quota 1515 […]».[14:1]

Nello stesso periodo le operazioni verso il Passo della Borcola e il Pasubio modificarono continuamente l'organizzazione dei reparti. È importante non confondere il Borcolapaß, cioè Passo della Borcola, con il Buolepaß, Passo Buole. Erano due direttrici distinte, sebbene collegate nel più ampio dispositivo dell'ala destra austro-ungarica.

Già la sera del 18 maggio la 12ª Brigata da montagna della 48ª Divisione aveva ricevuto l’ordine di «[…] den Borcolapaß in Besitz zu nehmen, gegen den Pasubio vorzustoßen […]», cioè «[…] prendere possesso del Passo della Borcola e avanzare verso il Pasubio […]».[15] Il 19 maggio il piano dell’11ª Armata assegnò al fianco destro un obiettivo ancora più ampio:

«Der weit aufschwenkende rechte Flügel sollte sich […] auf dem langhingestreckten Zugnarücken bis hinauf zur Cm. Levante und Cm. Posta […] sichern.»

«Il fianco destro, nella sua ampia conversione, doveva assicurarsi […] lungo l’esteso crinale dello Zugna fino a Cima Levante e Cima Posta […]».[16]

Si trattava di obiettivi pianificati, non di località già conquistate.

21–25 maggio: il tentativo di superare Coni Zugna

Il 21 maggio il XXI Corpo austro-ungarico assunse il settore fra Garda e Vallarsa. Un caposaldo italiano, circa un chilometro a nord di Coni Zugna e protetto da una parete quasi verticale, apparve difficilmente attaccabile frontalmente. Si studiò quindi un movimento attraverso la Vallarsa: un battaglione della 6ª Brigata da montagna avrebbe dovuto tentare la salita da Sant'Anna verso Passo Buole, se non vi fossero arrivati prima i reparti della Kaiserschützendivision.[17]

«Ein Bataillon der 6. GbBrig. sollte über S. Anna gegen den Buolepaß aufzusteigen versuchen […]»

«Un battaglione della 6ª Brigata da montagna doveva tentare di salire da Sant’Anna verso il Passo Buole […]».[17:1]

Il 22 maggio la Kaiserschützendivision ricevette l'ordine di muovere da Mattassone verso Camposilvano. Una colonna d'altura, comandata dal colonnello Sloninka, avrebbe dovuto conquistare Coni Zugna e proseguire lungo Cima di Mezzana, Cima Levante e Cima Posta. Il 23 un battaglione di Kaiserschützen tentò la salita verso Passo Buole, ma non riuscì a superare il pendio.[18]

Più precisamente, Sloninka era il comandante della 98ª Kaiserschützenbrigade; l’avanguardia era costituita dal Kaiser-Schützen-Regiment II. Dopo essere giunta a Bruni la sera del 22, si fermò presso Zendri. Il progetto prevedeva che la colonna, una volta presa la sommità di Coni Zugna, avanzasse lungo il crinale Cima di Mezzana–Cima Levante–Cima Posta; preliminarmente avrebbe dovuto spingersi fino a quota 1707 di Cima Salvata. Il tentativo verso il Buolepaß del 23 non produsse lo sfondamento atteso.[19]

Il 25 maggio furono tentate due nuove azioni. La Kaiserschützendivision attaccò nel settore Coni Zugna–Cima di Mezzana, ma l'insufficiente preparazione e il terreno roccioso e boscoso frammentarono l'avanzata. Nel pomeriggio anche la 6ª Brigata da montagna mosse sul crinale dello Zugna: i reparti d'assalto dovettero rientrare alle posizioni di partenza dopo gravi perdite.[20]

«Die 6. GbBrig. auf dem Zugnarücken setzte am 25. nachm. zum Angriff an. Die stürmenden Abteilungen mußten aber nach schweren Verlusten in die Ausgangsstellung zurückkehren.»

«Nel pomeriggio del 25 la 6ª Brigata da montagna attaccò sul crinale dello Zugna. I reparti assalitori dovettero però tornare alle posizioni di partenza dopo gravi perdite».[20:1]

La relazione italiana non offre per il 25 una narrazione giornaliera altrettanto precisa. Riassume invece l'intera fase 20–28 maggio affermando che «ripetuti attacchi contro Coni Zugna e contro le nostre posizioni di Cima Salvata, Passo Buole e Cima Mezzana furono respinti».[21] È una compatibilità generale con il resoconto austro-ungarico, non una concordanza cronologica puntuale sul singolo episodio.

Questo limite è importante: la frase italiana prova l’esistenza e l’esito complessivo degli attacchi nel periodo, ma non autorizza ad assegnare automaticamente al 25 ciascuna località elencata.

26–29 maggio: l'avanzata si arresta

Il 26 maggio il comando dell'11ª Armata austro-ungarica dovette riconoscere che i combattimenti del XXI Corpo sul crinale Coni Zugna–Cima di Mezzana erano fermi. Il giorno successivo tre battaglioni della 12ª Brigata da montagna risalirono lo Zugnarücken e sostituirono durante la notte la provata 6ª Brigata. Quest'ultima venne raccolta a Rovereto e successivamente destinata al Passo della Borcola.[22]

La relazione austro-ungarica sintetizza così l’impasse:

«Die Kämpfe des XXI. Korps um den Rücken Coni Zugna—C. di Mezzana stockten […]»

«I combattimenti del XXI Corpo per il crinale Coni Zugna–Cima di Mezzana si arrestarono […]».[22:1]

L’avvicendamento non fu quindi un dettaglio amministrativo, ma il riconoscimento dell’esaurimento della 6ª Brigata da montagna dopo quasi due settimane di combattimenti. La 12ª Brigata apparteneva alla 48ª Divisione del generale maggiore Kroupa; la 6ª venne prima raccolta a Rovereto e poi avviata al Borcolapaß, ormai nel settore della 59ª Divisione.

«Am 27. rückte die 12. GbBrig. mit drei Bataillonen den Zugnarücken hinan und löste in der Nacht die 6. GbBrig. ab […]»

«Il 27 la 12ª Brigata da montagna risalì con tre battaglioni il crinale dello Zugna e durante la notte sostituì la 6ª Brigata da montagna […]».[23]

Sul fronte italiano, tiro d'artiglieria e avvisaglie di combattimento presso Passo Buole erano in corso almeno dal 25 maggio. Il passo costituiva una posizione pericolosa per entrambi: minacciava il fianco dell'avanzata austro-ungarica in Vallarsa, ma la difesa italiana era priva di profondità. La linea correva sulla cresta; rincalzi e riserve si muovevano con difficoltà, mentre il pendio boscoso consentiva agli attaccanti di avvicinarsi al coperto e creava profondi angoli morti per l'artiglieria italiana.[24]

La fonte italiana lo afferma senza ambiguità: «Tiro di artiglieria e avvisaglie di combattimento si ebbero, come si accennò, fino dal 25 maggio»; e aggiunge: «La posizione non ha profondità e la difesa doveva essere fatta sulla linea di cresta, sulla quale si erano dovute proiettare anche parte delle artiglierie».[24:1]

La stessa opera definisce anche il rapporto topografico fra il passo e il massiccio: «Il Passo Buole — a sud di Coni Zugna — è costituito dall’insellatura fra Cima Salvata e Cima Mezzana sul contrafforte dello Zugna».[24:2]

30 maggio: la battaglia di Passo Buole

La mattina del 30 maggio la difesa italiana era affidata al colonnello Danioni, comandante del 207° fanteria. A Cima Salvata si trovava probabilmente il III/62° — la lettura resta incerta per un difetto dell'immagine del documento recuperato —; elementi del II/62° tenevano il Loner e la difesa diretta del passo; il I e il III/207° erano a Cima Mezzana; due compagnie del III/61° stavano in riserva dietro Cima Salvata. Nel settore Zugna erano schierati quattordici pezzi, mentre dodici pezzi coprivano Passo Buole e Cima Mezzana.[25]

Dopo una preparazione d'artiglieria durata per tutto il giorno e la notte precedenti, alle 7 la Kaiserschützendivision del XXI Corpo avanzò sull'intera fronte Cima Salvata–Cima Mezzana. L'urto più violento investì lo sperone del Loner, dominante il passo. Un primo attacco fu arrestato alle 8.30; un secondo seguì circa un'ora più tardi; un terzo, verso le 11, colpì con particolare forza anche Cima Mezzana. Tutti furono respinti.[26]

«Dopo preparazione d’artiglieria durata per tutto il giorno e la notte precedente, alle ore 7 del 30 le fanterie della Div. K. Sch. (XXI Corpo) avanzarono.»

«L’attacco, che investì l’intera fronte Cima Salvata - Cima Mezzana, fu particolarmente violento contro lo sperone del Loner.»

«Arrestato una prima volta alle ore 8,30, fu ritentato dopo un’ora d’intervallo; ripreso ancora verso le ore 11 e con particolare accanimento anche contro la Cima Mezzana […] fu nuovamente e sanguinosamente respinto».[26:1]

Nel pomeriggio i Kaiserschützen tornarono sul Loner, riuscendo ad aggrapparsi allo sperone senza spezzare la linea. Da malga Zugna giunse allora il I/208° con tre compagnie. Alle 20 Danioni impiegò questo battaglione e altre tre compagnie del 207°, sottratte a Cima Mezzana, in un contrattacco che ricacciò gli attaccanti nella valle sottostante.[27]

La relazione italiana conserva qui una delle descrizioni più dettagliate dell’intera giornata:

«Tentata ancora una volta l’avanzata sullo sperone del Loner, fu qui ancora una volta arrestata dalle tenacissime truppe del 62° fanteria.»

«Era intanto giunto in rinforzo da malga Zugna il I/208° con tre compagnie.»

«Con questo battaglione e con altre tre comp. del 207° tolte da Cima Mezzana il comandante delle truppe di Passo Buole alle ore 20 mosse decisamente al contrattacco sullo sperone del Loner di dove i K. Sch. che vi si erano faticosamente aggrappati furono respinti nella sottostante valle».[27:1]

La relazione austro-ungarica intitola il capitolo «Der letzte Angriff auf den Buole-paß» — «L’ultimo attacco al Passo Buole» — mentre nell’intestazione corrente compare anche «Vergebliches Bemühen der Kaiserschützen auf dem Buolepaß», cioè «Vano sforzo dei Kaiserschützen sul Passo Buole». La grafia oscilla dunque fra Buole-paß e Buolepaß nella stessa opera e non indica due luoghi differenti.

La divisione, comandata dal generale maggiore Englert, aveva ricevuto l’appoggio di 81 pezzi. La fonte introduce l’azione mettendola in relazione anche con il mancato avanzamento della 57ª Divisione davanti al Pasubio:

«Während die 57. ID. abwartend verbleiben mußte, weil die Truppen über die verwünschten mannstiefen Schneemassen vor dem Pasubio nicht hinweggehen konnten, schritt am 30. Mai die vom GM. Englert geführte KSchD. neuerlich zum Angriff gegen den Buolepaß und die Cm. di Mezzana.»

«Mentre la 57ª Divisione doveva restare in attesa, poiché le truppe non potevano superare le maledette masse di neve profonde fino a un uomo davanti al Pasubio, il 30 maggio la Divisione Kaiserschützen guidata dal generale maggiore Englert passò nuovamente all’attacco contro il Passo Buole e Cima di Mezzana».[28]

La sera Englert dovette comunicare: «GM. Englert mußte aber am Abend melden, daß der Angriff nicht den erhofften Erfolg gebracht habe», ossia: «Il generale maggiore Englert dovette però comunicare la sera che l’attacco non aveva ottenuto il successo sperato». Le perdite della Kaiserschützendivision furono indicate in 15 ufficiali e 614 uomini, circa il tredici per cento della forza combattente.[28:1]

La relazione italiana riporta esattamente la stessa cifra per le perdite avversarie e indica per le proprie truppe 49 ufficiali e 1.038 uomini. La coincidenza rende molto probabile che entrambe le opere si riferiscano allo stesso perimetro operativo austro-ungarico, sebbene non sia possibile dimostrare che impieghino criteri amministrativi perfettamente identici.[29]

«La dura lotta costò sensibili perdite da ambo le parti: perdite italiane 49 ufficiali e 1038 uomini di truppa; perdite avversarie 15 ufficiali e 614 uomini di truppa».[29:1]

Il colonnello brigadiere Gualtieri, comandante della Brigata Taro e del settore Zugna–Passo Buole, aveva comunicato già alle 16.30: «Non abbiamo ceduto di un passo né cederemo finché vi sarà un uomo». Al di là del tono celebrativo della relazione, il risultato operativo è confermato anche dalla fonte avversaria: dopo l'insuccesso, l'11ª Armata sospese le operazioni offensive sul proprio fianco destro e assegnò al XXI Corpo un compito difensivo.[30]

Nel combattimento erano coinvolti, sul lato italiano, reparti delle brigate Taro e Sicilia. Dopo la sospensione dell’offensiva, la relazione austro-ungarica registra una nuova sistemazione del fronte: il feldmaresciallo luogotenente Edi von Guseck assunse il comando del settore Loppio–Mori–Marco–Zugna Torta; la 48ª Divisione fu ritirata verso Rovereto–Piazza come riserva d’armata, lasciando tre battaglioni al Passo della Borcola. Il mancato successo di Passo Buole ebbe dunque conseguenze immediate sull’intero dispositivo dell’ala destra.[31]

«Zum Kommandanten des Abschnittes Loppio—Mori—Marco—Zugna Torta wurde FML. Edi. v. Guseck bestimmt.»

«Il feldmaresciallo luogotenente Edi von Guseck fu nominato comandante del settore Loppio–Mori–Marco–Zugna Torta».[31:1]

Mappa situazione giugno 1916
Situazione del fronte nel settore trentino al 30 giugno 1916. Fonte: Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, vol. IV, allegato 28 (Beilage 28).

Protagonisti e denominazioni militari

Per evitare che sigle e titoli diversi nascondano i protagonisti effettivi, i principali comandi citati dalle fonti possono essere riassunti così:

  • 37ª Divisione italiana: maggior generale Ricci-Armani; difendeva il settore a cavallo dell’Adige fino al Leno di Vallarsa.
  • Brigata Taro: nel settore Zugna–Passo Buole era comandata dal colonnello brigadiere Gualtieri; il colonnello Danioni, comandante del 207° fanteria, dirigeva direttamente le truppe di Passo Buole il 30 maggio.
  • VIII Corpo austro-ungarico: inquadrava inizialmente l’azione della 57ª Divisione sullo Zugna.
  • 57ª Infanteriedivision: comandata dal feldmaresciallo luogotenente Heinrich Goiginger; comprendeva la 6ª Gebirgsbrigade, protagonista della risalita dello Zugna Torta.
  • 6ª Gebirgsbrigade: nella fase successiva è ricordato come comandante il colonnello von Hellebronth; combatté fino all’avvicendamento con la 12ª Gebirgsbrigade.
  • 48ª Infanteriedivision: comandata dal generale maggiore Kroupa; comprendeva la 12ª Gebirgsbrigade, impiegata anche verso il Passo della Borcola e poi sullo Zugna.
  • Kaiserschützendivision: comandata dal generale maggiore Englert; condusse l’attacco del 30 maggio contro Passo Buole e Cima di Mezzana.
  • 98ª Kaiserschützenbrigade: comandata dal colonnello Sloninka, responsabile della colonna d’altura diretta verso Coni Zugna, Cima Salvata e il crinale meridionale.
  • XXI Corpo austro-ungarico: assunse il settore nella seconda fase e coordinò i tentativi contro Coni Zugna–Cima di Mezzana–Passo Buole.

Le abbreviazioni originali più frequenti sono ID. (Infanteriedivision), GbBrig. (Gebirgsbrigade), KSchD. (Kaiserschützendivision), KSchR. (Kaiserschützenregiment), FML. (Feldmarschalleutnant) e GM. (Generalmajor).

Il significato delle battaglie dello Zugna

I combattimenti dello Zugna non furono una battaglia isolata, ma una ritirata combattuta seguita dalla progressiva stabilizzazione della difesa. Fra il 15 e il 18 maggio gli austro-ungarici conquistarono Castello Dante, Costa Violina e le opere dello Zugna Torta, obbligando la 37ª Divisione ad arretrare. Fra il 19 e il 25 tentarono di sfruttare il successo lungo la dorsale e attraverso la Vallarsa, ma incontrarono una resistenza crescente a malga Zugna, Cisterna, Coni Zugna e Passo Buole.

Il terreno trasformò ogni avanzata in un problema di logistica e di comando. I reparti dovevano risalire versanti ripidi e boscosi, superare pareti rocciose e mantenere collegamenti laterali fra il crinale e la Vallarsa. Gli avvicendamenti fra le brigate da montagna e la Kaiserschützendivision comportarono marce faticose, ritardi e sovrapposizioni. Per gli italiani, invece, il problema era tenere una linea sottile, quasi senza profondità, facendo affluire riserve lungo comunicazioni difficili.

Il 30 maggio segnò il punto d'arresto. La difesa di Passo Buole impedì al XXI Corpo di eliminare la minaccia rappresentata dal contrafforte dello Zugna sul fianco della propria avanzata. Coni Zugna, Cima Salvata e Cima Mezzana rimasero parte della linea italiana che contenne l'offensiva. Lo Zugna Torta era stato perduto, ma il massiccio nel suo complesso non era stato superato.

Nota sulle fonti

Le relazioni ufficiali furono redatte dopo la guerra e riflettono il linguaggio, le priorità e l'autorappresentazione dei rispettivi eserciti. Non sono diari contemporanei agli eventi e non costituiscono una voce neutrale. Le citazioni e i dati di pagina derivano da trascrizioni di scansioni storiche.

Fonti principali

  • Ministero della Guerra, Comando del Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, L’esercito italiano nella Grande Guerra (1915–1918), volume III, Le operazioni del 1916, tomo 2°, Offensiva austriaca e controffensiva italiana nel Trentino – contemporanee operazioni sul resto della fronte (maggio–luglio 1916). Narrazione, Roma, Istituto Poligrafico dello Stato, 1936–XIV.
  • Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, herausgegeben vom Österreichischen Bundesministerium für Landesverteidigung und vom Kriegsarchiv, vierter Band, Das Kriegsjahr 1916, erster Teil, Die Ereignisse von Jänner bis Ende Juli, unter der Leitung von Edmund Glaise-Horstenau, bearbeitet von Josef Brauner, Eduard Czegka, Jaromir Diakow, Friedrich Franek, Walther Heydendorff, Rudolf Kiszling, Franz Mühlhofer, Ernst Wisshaupt und Georg Zöbl, Wien, Verlag der Militärwissenschaftlichen Mitteilungen, 1933, identificativo digitale AC01318470.

  1. Frontespizi e dati editoriali delle due relazioni ufficiali. ↩︎

  2. Relazione ufficiale italiana, pp. stampate 81–82 circa; PDF 96–97 circa. ↩︎

  3. Relazione ufficiale italiana, pp. stampate 81–82; PDF 96–97. ↩︎

  4. Relazione ufficiale italiana, p. stampata 113 e p. 165; PDF 128 e 180 circa. ↩︎

  5. Relazione ufficiale italiana, pp. stampate 82–83; PDF 97–98 circa. ↩︎ ↩︎

  6. Relazione ufficiale austro-ungarica, p. stampata 258. ↩︎ ↩︎

  7. Relazione ufficiale italiana, p. stampata 84 circa; PDF 99 circa. ↩︎ ↩︎

  8. Relazione ufficiale italiana, p. stampata 93 circa; PDF 108 circa. ↩︎ ↩︎

  9. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 258–259. ↩︎ ↩︎

  10. Relazione ufficiale italiana, pp. stampate 98–99 circa; PDF 113–114 circa. ↩︎ ↩︎ ↩︎

  11. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 263–264. ↩︎

  12. Relazione ufficiale italiana, nota relativa alla p. stampata 98; PDF 113 circa. ↩︎

  13. Relazione ufficiale italiana, p. stampata 113; PDF 128 circa. ↩︎ ↩︎

  14. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 265 e 293. ↩︎ ↩︎

  15. Relazione ufficiale austro-ungarica, p. stampata 264. ↩︎

  16. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 268–269. ↩︎

  17. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 293–294. ↩︎ ↩︎

  18. Relazione ufficiale austro-ungarica, p. stampata 295. ↩︎

  19. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 294–295. ↩︎

  20. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 295–296. ↩︎ ↩︎

  21. Relazione ufficiale italiana, p. stampata 147; PDF 162. ↩︎

  22. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 308, 310 e 317. ↩︎ ↩︎

  23. Relazione ufficiale austro-ungarica, p. stampata 317. ↩︎

  24. Relazione ufficiale italiana, pp. stampate 165–166; PDF 180–181. ↩︎ ↩︎ ↩︎

  25. Relazione ufficiale italiana, p. stampata 166; PDF 181. La sigla del reparto a Cima Salvata è deformata nell'OCR come «11]/62°» ed è interpretata provvisoriamente come III/62°. ↩︎

  26. Relazione ufficiale italiana, pp. stampate 166–167; PDF 181–182. ↩︎ ↩︎

  27. Relazione ufficiale italiana, numero stampato visibile 168; marcatore digitale PAGINA STAMPATA 167, PDF 182. Il marcatore presenta una deriva di una pagina. ↩︎ ↩︎

  28. Relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 321–322. ↩︎ ↩︎

  29. Relazione ufficiale italiana, numero stampato visibile 168, marcatore digitale p. 167/PDF 182; relazione ufficiale austro-ungarica, pp. stampate 321–322. ↩︎ ↩︎

  30. Relazione ufficiale italiana, numero stampato visibile 168; relazione ufficiale austro-ungarica, p. stampata 322. ↩︎

  31. Relazione ufficiale austro-ungarica, p. stampata 322. ↩︎ ↩︎