Attraverso le carte austro‑ungariche del 1916, una ricostruzione del piano verso Campogrosso, Schio e la pianura veneta e dei documenti che restano da ritrovare a Vienna.
Ricostruzione documentaria del 19–30 maggio 1916
Nota sulle fonti
Questa ricostruzione usa il testo tedesco della relazione ufficiale austro-ungarica, Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, Band IV, Teil 1, la carta pubblicata come Beilage 12, Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916 (1924), e, per il dispositivo e il combattimento del 30 maggio, la relazione ufficiale italiana L’esercito italiano nella Grande Guerra, vol. III, tomo 2. Pichler era stato capo di stato maggiore dell’11ª Armata e scrive quindi dalla prospettiva del comando che elaborò il piano. La sua testimonianza è particolarmente importante, ma è retrospettiva e interessata: viene confrontata con le due relazioni ufficiali, non assunta come sostituto degli ordini originali.
Le relazioni ufficiali e Pichler citano, riassumono e in alcuni punti trascrivono gli ordini dell’11ª Armata, del comando del gruppo d’armate e dei corpi. Non disponiamo ancora dei facsimili conservati al Kriegsarchiv: le citazioni qui riportate provengono pertanto dalle opere pubblicate, non da trascrizioni dei fogli del 1916.
Le grafie tedesche e italiane dei toponimi sono conservate come nelle fonti. Buolepaß e Borcolapaß indicano due valichi distinti: Passo Buole e Passo della Borcola.
Nel periodo considerato l’11ª Armata era comandata dal generale d’armata (Generaloberst) Viktor Dankl; Pichler ne era il capo di stato maggiore. Il comando superiore era il gruppo d’armate dell’arciduca Eugenio. Sul fianco destro operavano l’VIII Corpo e, dal 20 maggio, il XXI Corpo del feldmaresciallo luogotenente Kasimir von Lütgendorf.
Un’offensiva concepita in due tempi
L’ordine emanato dall’11ª Armata il 19 maggio 1916 permette di ricostruire che cosa sarebbe dovuto accadere se l’ala destra avesse superato le difese ancora intatte di Coni Zugna e Passo Buole e avesse raggiunto Cima Levante e Cima Posta. L’obiettivo non era semplicemente occupare quelle cime, né puntare sul Carega come meta autonoma. Il loro possesso avrebbe protetto il fianco montano di una manovra più vasta: aprire l’asse verso Pian delle Fugazze e Schio, portare avanti l’artiglieria pesante e preparare l’attacco alla terza linea fortificata italiana.
La prima fase doveva concludersi sulla linea:
«Cm. Posta—Piano della Fugazza—Borcolapaß—Mt. Maggio—Tonezzaplatte»
Traduzione: «Cima Posta–Pian delle Fugazze–Passo della Borcola–Monte Maggio–Altopiano di Tonezza».
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 268 (PDF 291).
Raggiunta tale linea, l’11ª Armata avrebbe preparato l’attacco successivo:
«[...] nach Erreichen der Linie Cm. Posta—Piano della Fugazza—Borcolapaß—Mt. Maggio—Tonezzaplatte, der Angriff gegen die dritte Befestigungszone vorzubereiten sein werde.»
Traduzione: «[...] dopo il raggiungimento della linea Cima Posta–Pian delle Fugazze–Passo della Borcola–Monte Maggio–Altopiano di Tonezza, si sarebbe dovuto preparare l’attacco contro la terza zona fortificata.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 268 (PDF 291).
La relazione ufficiale interpreta espressamente il documento come un piano articolato in due fasi:
«[...] daß die Durchführung der Kriegshandlung von allem Anfang an in zwei Phasen geplant war.»
Traduzione: «[...] che la condotta delle operazioni era stata pianificata fin dall’inizio in due fasi.»
Fonte: OULK, IV/1, pp. stampate 268–269 (PDF 291–292).
Nella prima fase il centro, costituito dal XX Corpo, avrebbe dovuto arrestarsi approssimativamente sulla linea Tonezza–Monte Maggio. L’ala destra, cioè l’VIII Corpo rinforzato, avrebbe invece proseguito oltre la Borcola e Pian delle Fugazze. Il crinale dello Zugna aveva la funzione essenziale di coprirne il fianco durante la conversione verso sud-est:
«Der weit aufschwenkende rechte Flügel sollte sich im Vorwärtsgehen zugleich auf dem langhingestreckten Zugnarücken bis hinauf zur Cm. Levante und Cm. Posta in der Flanke fortlaufend sichern.»
Traduzione: «L’ala destra, impegnata in un’ampia conversione, avanzando doveva nello stesso tempo assicurarsi continuamente il fianco lungo l’esteso crinale dello Zugna, fino a Cima Levante e Cima Posta.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 269 (PDF 292).
Questo passaggio chiarisce il ruolo delle alture. Coni Zugna, Cima Mezzana, Cima Levante e Cima Posta non costituivano una sequenza di obiettivi slegati: formavano il margine meridionale del crinale che dominava la Vallarsa e proteggeva la direttrice verso Pian delle Fugazze. La loro conquista avrebbe consentito di minacciare o interrompere le comunicazioni italiane fra Coni Zugna e Passo Buole e di proseguire verso Campogrosso. Il collegamento con il massiccio del Carega è una conseguenza geografica della direttrice di Campogrosso, non un obiettivo nominato dall’ordine.
Pichler conferma in forma ancora più diretta la ripartizione strategica conseguente alla divisione della precedente 11ª Armata:
«Die 3. Armee hatte Direktion Bassano, die 11. Thiene und Schio.»
Traduzione: «La 3ª Armata aveva come direttrice Bassano, l’11ª Thiene e Schio.»
Fonte: Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916, p. stampata 117 (PDF 116).
Pichler giudicava criticamente quella riorganizzazione, avvenuta mentre le operazioni erano ancora in pieno svolgimento. A suo parere la direzione dei corpi avanzati e il loro coordinamento erano stati distribuiti fra tre comandi, compromettendo l’unità con cui l’originario piano di sfondamento era stato concepito. La sua osservazione aiuta a comprendere le successive sovrapposizioni fra VIII Corpo, XXI Corpo, 11ª Armata e 3ª Armata.
La seconda fase: Civillina, Enna, Novegno e Schio
Dopo un nuovo schieramento dell’artiglieria pesante, la seconda fase avrebbe investito l’arco montuoso che, da ovest di Schio, proseguiva verso nord-est fino al margine dell’Astico:
«In der zweiten Phase wollte das 11. Armeekmdo. [...] den Angriff gegen die italienische dritte Befestigungszone: Mt. Civillina—Mt. Enna—Mt. Novegno—Mt. Cimone—Casa Ratti durchführen.»
Traduzione: «Nella seconda fase il comando dell’11ª Armata intendeva [...] condurre l’attacco contro la terza zona fortificata italiana: Monte Civillina–Monte Enna–Monte Novegno–Monte Cimone–Casa Ratti.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 269 (PDF 292).
L’obiettivo operativo era dunque la grande fascia che dal Civillina e dall’Enna, a ovest di Schio, passava per il Novegno e raggiungeva il Cimone e Casa Ratti verso l’Astico.
Il disegno strategico era più ampio: superare le uscite montane, sboccare nella pianura vicentina e concorrere alla manovra principale verso Thiene. Il comando del gruppo d’armate lo formulò senza ambiguità il 25 maggio:
«Wir wollen und müssen in die Ebene vordringen und hiezu die Ausgänge aus dem Gebirge in den Richtungen Thiene und Bassano ohne Zeitverlust in Besitz nehmen.»
Traduzione: «Vogliamo e dobbiamo avanzare nella pianura e, a tal fine, impadronirci senza perdita di tempo delle uscite dalla montagna nelle direzioni di Thiene e Bassano.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 307 (PDF 330).
Schio apparteneva soprattutto all’asse dell’ala destra dell’11ª Armata; Thiene alla direttrice principale affidata al suo centro e coordinata con la 3ª Armata. La relazione afferma che l’VIII Corpo era stato rinforzato non soltanto per proteggere il fianco occidentale, ma anche per avanzare energicamente verso:
«Schio—Recoaro»
Traduzione: «Schio–Recoaro». p.s questa era facile 😀
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 253 (PDF 276).
Il 27 maggio il comando del gruppo d’armate precisò anche la funzione della deviazione di VIII e XXI Corpo rispetto alla direttrice principale su Thiene: ottenere una linea favorevole di sicurezza meridionale, Coni Zugna–Cima Posta–Recoaro, che consentisse poi al solo XXI Corpo di proteggere il fianco dell’intero gruppo d’armate. Recoaro era dunque un punto nominato nella linea di copertura; non prova, da solo, l’esistenza di un ordine di conquista del Carega.
«[...] eine zur Flankensicherung gegen Süden günstige Linie (Coni Zugna—Cm. Posta—Recoaro) zu gewinnen, die es ermöglichen würde, mit dem XXI. Korps allein den Flankenschutz der Heeresgruppe zu bewirken.»
Traduzione: «[...] conquistare una linea favorevole alla protezione del fianco verso sud (Coni Zugna–Cima Posta–Recoaro), che avrebbe consentito di assicurare con il solo XXI Corpo la copertura laterale del gruppo d’armate.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 310 (PDF 333).
Su questo punto Pichler offre il passo più esplicito oggi disponibile sull’ordine del 19 maggio:
«Letzteres, mit eintreffenden Teilen des XXI. Korps, hatte seine Vorrückung über Borcolapaß und Piano della fugazza, die Gruppe am Zugnarücken auf diesem, Richtung Schio, energisch fortzusetzen. Die schwere Artillerie war — soweit dies bereits möglich — sofort in bestimmte Angriffsräume vorzubringen.»
Traduzione: «L’VIII Corpo, con le parti del XXI Corpo in arrivo, doveva proseguire energicamente l’avanzata oltre il Passo della Borcola e Pian delle Fugazze; il gruppo sul crinale dello Zugna doveva continuare lungo di esso in direzione di Schio. L’artiglieria pesante, per quanto già possibile, doveva essere portata immediatamente nelle zone d’attacco prestabilite.»
Fonte: Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916, p. stampata 121 (PDF 120).
La testimonianza rende più netto ciò che nella relazione ufficiale emerge attraverso la ricostruzione in due fasi: Schio era una direzione operativa esplicitamente assegnata al gruppo dello Zugna, non una deduzione geografica formulata a posteriori.
La carta allegata e l’artiglieria pesante


La carta allegata all’ordine del 19 maggio, il cui contenuto è rappresentato nell’edizione pubblicata dalla Beilage 12, indicava sia la linea da raggiungere e fortificare sommariamente, sia il futuro schieramento dell’artiglieria pesante:
«In einer dem Befehlschreiben beigefügten Karte war die in der ersten Phase zu erreichende und flüchtig zu befestigende Linie sowie die beabsichtigte Aufstellung der schweren Artillerie eingezeichnet.»
Traduzione: «In una carta allegata allo scritto d’ordine erano tracciate la linea da raggiungere e fortificare sommariamente nella prima fase, nonché la prevista dislocazione dell’artiglieria pesante.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 269 (PDF 292); cfr. Beilage 12.
La concentrazione prevista mostra bene il valore di Pian delle Fugazze e della Borcola:
«Sie sollte vor allem mit zwei Gruppen am Piano della Fugazza, mit einer vorwärts des Borcolapasses und mit zweien in der Gegend des Mt. Torraro und der Sp. Tonezza aufmarschieren.»
Traduzione: «Essa doveva schierarsi soprattutto con due gruppi a Pian delle Fugazze, uno davanti al Passo della Borcola e due nella zona del Monte Toraro e dello sperone di Tonezza.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 269 (PDF 292); cfr. Beilage 12.
Pian delle Fugazze non era quindi soltanto un passaggio per la fanteria. Doveva diventare una base avanzata per almeno due gruppi di artiglieria pesante. Per questo erano indispensabili la conquista della strada, la messa in sicurezza delle alture circostanti e lavori accelerati sulla viabilità:
«Die erforderlichen Wegherstellungen waren mit größter Beschleunigung durchzuführen; die Zeit des Artillerieaufmarsches sollte zum allmählichen Vorschieben der Infanterie an die feindlichen Stellungen ausgenützt werden.»
Traduzione: «I necessari lavori stradali dovevano essere eseguiti con la massima rapidità; il tempo richiesto per lo schieramento dell’artiglieria doveva essere sfruttato per avvicinare gradualmente la fanteria alle posizioni nemiche.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 269 (PDF 292).
Il piano dipendeva pertanto da una catena logistica fragile. Senza il controllo della strada di Pian delle Fugazze e senza spazio sufficiente oltre il valico, i grossi calibri non avrebbero potuto essere portati nelle posizioni previste.
Il contrasto fra metodo e rapidità
Quando il rapporto dell’11ª Armata arrivò a Bolzano la sera del 19 maggio, il comando del gruppo d’armate ritenne che gli avvenimenti avessero già superato parte del piano:
«[...] der vorgelegte Plan sei ‘durch die Ereignisse der letzten 24 Stunden wohl überholt’.»
Traduzione: «[...] il piano presentato era probabilmente “superato dagli avvenimenti delle ultime ventiquattro ore”.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 269 (PDF 292).
Il gruppo d’armate temeva che un avanzamento troppo sistematico facesse perdere l’occasione creata dalla crisi italiana:
«[...] in der jetzigen Kampflage ein zu systematisches Verhalten, welches günstige Gelegenheiten zu raschen und jetzt vielleicht noch leicht zu erringenden Erfolgen versäumt, ebenso schädlich sein könne, wie ein leichtsinniges Vorwärtsstürmen.»
Traduzione: «[...] nell’attuale situazione di combattimento un comportamento troppo sistematico, che lasciasse sfuggire occasioni favorevoli per conseguire successi rapidi e forse ancora facili, poteva essere dannoso quanto un’avanzata precipitosa e sconsiderata.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 270 (PDF 293).
L’11ª Armata replicò che la disposizione dell’artiglieria disegnata sulla carta non costituiva un vincolo rigido e che il momento dell’attacco sarebbe stato deciso in base alla situazione. Il capo di stato maggiore del gruppo d’armate annotò tuttavia:
«Antwort nicht nötig, da ja das Armeekmdo. selbst einsieht, daß der Plan nicht zur Durchführung kommen werde.»
Traduzione: «Non occorre risposta, poiché lo stesso comando d’armata comprende che il piano non sarà attuato.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 271 (PDF 294).
La frase non significa che fosse abbandonato l’obiettivo di scendere verso Schio e la pianura. Significa che la rigida successione delle due fasi e il completo schieramento preliminare dell’artiglieria erano già messi in discussione dagli avvenimenti e dalla pressione per avanzare rapidamente.
Il XXI Corpo: Coni Zugna, Cima Posta e Campogrosso
L’ordinamento del fianco destro fu complicato dalla creazione del XXI Corpo, affidato al feldmaresciallo luogotenente Kasimir von Lütgendorf. Il nuovo corpo comprendeva la 48ª Divisione di fanteria e la Kaiserschützendivision; la 6ª Gebirgsbrigade, già impegnata sullo Zugnarücken, rimase temporaneamente subordinata all’VIII Corpo.
Pichler descrive senza ambiguità il primo compito affidato alla Kaiserschützendivision:
«Die Kaiserschützendivision [...] wurde in der Nacht zum 21. Mai in die Vallarsa mit der Bestimmung vorgeschoben, die Höhen südwestlich der Vallarsa in die Hand zu nehmen und ehestens über Campogrosso-Paß vorzustoßen.»
Traduzione: «La Kaiserschützendivision [...] fu spinta nella notte fra il 20 e il 21 maggio in Vallarsa con il compito di impadronirsi delle alture a sud-ovest della valle e avanzare al più presto attraverso il Passo di Campogrosso.»
Fonte: Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916, p. stampata 121 (PDF 120).
Il 21 maggio il comandante della 6ª Gebirgsbrigade, colonnello von Hellebronth, segnalò un nuovo caposaldo italiano circa un chilometro a nord di Coni Zugna, protetto da una parete verticale. Poiché un attacco frontale e un aggiramento immediato apparivano impraticabili, si cercò di passare attraverso la Vallarsa e di risalire verso Passo Buole.
Il XXI Corpo trasformò questa intenzione in un ordine esecutivo per la Kaiserschützendivision del generale maggiore Englert. Essa doveva partire da Mattassone alle ore quattro del 22 maggio, raggiungere Camposilvano e prepararsi ad attaccare Campogrosso. La colonna d’altura era affidata al colonnello Sloninka, comandante della 98ª Kaiserschützenbrigade; la sua avanguardia era il Kaiser-Schützen-Regiment II. Una volta aperta la strada, la colonna avrebbe percorso il crinale:
«C. di Mezzana—C. Levante—C. Posta»
Traduzione: «Cima di Mezzana–Cima Levante–Cima Posta». un altra traduzione molto difficile 😎
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 295 (PDF 318).
Prima di poter procedere verso Cima Posta, Sloninka doveva contribuire alla caduta di Coni Zugna:
«Vorerst habe Obst. Sloninka ‘den Rücken südlich Coni Zugna etwa bis Salvata 1707 zu gewinnen, um durch Angriff in den Rücken des Feindes die Coni Zugna raschestens zu nehmen, mindestens aber die italienischen Verbindungen zu unterbinden’.»
Traduzione: «Per prima cosa il colonnello Sloninka doveva “conquistare il crinale a sud di Coni Zugna, all’incirca fino a Salvata quota 1707, per prendere al più presto Coni Zugna attaccando il nemico alle spalle, o quanto meno interrompere le comunicazioni italiane”.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 295 (PDF 318).
La sequenza prevista era dunque: aggirare la posizione di Coni Zugna; aprire Passo Buole e il fianco di Cima Mezzana; avanzare attraverso Cima Levante e Cima Posta; superare o controllare il passaggio di Campogrosso e concorrere all’apertura della strada verso Pian delle Fugazze e Schio.
Il 25 maggio questa sequenza fu ribadita in un nuovo ordine dell’11ª Armata, riportato da Pichler:
«Das 11. Armeekommando verfügte: das XXI. Korps hat unter Sicherung des rechten Armeeflügels gegen Süden den Angriff gegen den Rücken C. Zugna—Cm. Posta, besonders gegen den Übergang Campo grosso und P. Buole, der rechte Flügel des VIII. Korps gegen Piano della Fugazza fortzusetzen, am Pasubio die innegehabten Stellungen zu halten.»
Traduzione: «Il comando dell’11ª Armata dispose: il XXI Corpo, assicurando verso sud il fianco destro dell’armata, deve proseguire l’attacco contro il crinale Coni Zugna–Cima Posta, in particolare contro il passaggio di Campogrosso e Passo Buole; l’ala destra dell’VIII Corpo deve continuare verso Pian delle Fugazze e sul Pasubio devono essere mantenute le posizioni occupate.»
Fonte: Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916, p. stampata 125 (PDF 124).
Ne consegue che Campogrosso e Passo Buole non erano alternative: erano i due passaggi sui quali il XXI Corpo doveva concentrare l’azione per aprire il crinale Coni Zugna–Cima Posta, mentre l’VIII Corpo continuava separatamente verso Pian delle Fugazze.
Perché la manovra non riuscì
Il piano urtò contro terreno, resistenza italiana, insufficiente appoggio d’artiglieria e confusione nei comandi. La sera del 22 maggio l’avanguardia, il Kaiser-Schützen-Regiment II, raggiunse Bruni, ma venne arrestata davanti alla posizione fortificata di Zendri. Il 23 un battaglione tentò di salire verso Passo Buole; anche la colonna Sloninka non riuscì a superare i pendii. La relazione attribuisce l’insuccesso alla ripidità, al rafforzamento italiano con reparti della brigata Sicilia e alla mancanza di sufficiente sostegno d’artiglieria.
Pichler insiste soprattutto sull’effetto combinato delle fortificazioni in roccia e delle mitragliatrici italiane. Quando l’artiglieria austro-ungarica doveva allungare il tiro per non colpire la propria fanteria, le armi automatiche tornavano in azione dalle postazioni protette:
«Das schwere Artilleriefeuer kann den felsigen, kavernierten Stützpunkt nicht erschüttern. Nähern sich unsere Linien und muß unsere Artillerie daher das Feuer verlegen, so kommen die feindlichen Maschinengewehre aus ihren sicheren Verstecken, das Vorkommen unserer Infanterie unmöglich machend.»
Traduzione: «Il fuoco dell’artiglieria pesante non riesce a scuotere il caposaldo roccioso e in caverna. Quando le nostre linee si avvicinano e la nostra artiglieria deve quindi spostare il tiro, le mitragliatrici nemiche escono dai loro sicuri ripari, rendendo impossibile l’avanzata della nostra fanteria.»
Fonte: Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916, p. stampata 121 (PDF 120).
Da questa difficoltà derivava il tentativo di aprire lo Zugnarücken da Passo Buole:
«Es muß daher versucht werden, den Zugnarücken vom P. Buole aus aufzumachen.»
Traduzione: «Si deve quindi tentare di aprire il crinale dello Zugna muovendo da Passo Buole.»
Fonte: Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916, p. stampata 121 (PDF 120).
Il 25 maggio l’attacco contro la parete Coni Zugna–Cima di Mezzana si disgregò in combattimenti locali:
«Doch der am 25. unternommene, unzulänglich vorbereitete Angriff verlor sich in den zerklüfteten und bewaldeten Berghängen in Teilgefechte, die trotz heldenmütiger Taten der einzelnen Gefechtsgruppen nicht zum erhofften Ziele führten.»
Traduzione: «Ma l’attacco intrapreso il 25, preparato in modo insufficiente, si disperse sui pendii frastagliati e boscosi in combattimenti parziali che, nonostante gli atti eroici dei singoli gruppi, non condussero al risultato sperato.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 295 (PDF 318).
Nello stesso giorno anche la 6ª Gebirgsbrigade attaccò sullo Zugnarücken, ma dovette ritornare alle posizioni di partenza dopo gravi perdite.
Anche il settore del Pasubio bloccò la manovra. Neve profonda, Pichler ricorda tratti con circa un metro e mezzo di neve molle (Der Krieg in Tirol, p. stampata 122, PDF 121), terreno quasi impraticabile e resistenza italiana impedirono all’VIII Corpo di conquistare rapidamente il massiccio e di proseguire verso Monte Alba e Pian delle Fugazze. Il 26 maggio l’11ª Armata decise allora di continuare la spinta principale verso Thiene anche senza possedere il Pasubio. All’VIII Corpo fu ordinato di tenere le posizioni davanti al Pasubio, attaccare Monte Alba con l’ala sinistra e premere gradualmente in Vallarsa verso Pian delle Fugazze:
«Das VIII. Korps sollte mit starkem linkem Flügel im Einklang mit dem XX. Korps den Mt. Alba angreifen, die Stellungen gegenüber dem Pasubio festhalten und in der Vallarsa allmählich gegen den Piano della Fugazza vordrücken.»
Traduzione: «L’VIII Corpo doveva attaccare Monte Alba con una forte ala sinistra, in accordo con il XX Corpo, mantenere le posizioni di fronte al Pasubio e premere gradualmente in Vallarsa verso Pian delle Fugazze.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 309 (PDF 332).
Il comando d’armata non aveva ancora rinunciato alla grande strada Rovereto–Schio. La relazione formula esplicitamente il dilemma:
«Ferner mußte es sich fragen, ob der Zeitpunkt schon gekommen war, auf den Gewinn der großen Straße Rovereto—Schio zu verzichten.»
Traduzione: «Doveva inoltre chiedersi se fosse già giunto il momento di rinunciare alla conquista della grande strada Rovereto–Schio.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 308 (PDF 331).
Il cambiamento del centro di gravità era tuttavia già cominciato. Il 25 maggio il comando del gruppo d’armate riteneva che le forti unità già schierate sulla destra fossero sufficienti a coprire il fianco anche avanzando lentamente verso la linea Coni Zugna–Cima Posta–Monte Civillina; pretendeva invece che XX Corpo e le forze disponibili dell’VIII proseguissero subito nella direttrice principale su Thiene, senza attendere tutta l’artiglieria pesante (OULK, p. stampata 307, PDF 330). Pichler afferma che la superiorità italiana davanti a Coni Zugna, Campogrosso e Pian delle Fugazze aveva sottratto al comando la prospettiva di un successo decisivo su quell’ala. L’11ª Armata decise perciò di concentrare quanta più forza possibile al centro e a sinistra, contro Monte Alba–Monte Summano e la stretta di Cogolo, coordinandosi con la 3ª Armata oltre la bassa Val d’Assa. L’ordine conservava al XXI Corpo il compito contro Coni Zugna–Cima Posta e i passaggi di Campogrosso e Passo Buole, ma questi attacchi avevano ormai anche la funzione di proteggere il fianco meridionale della spinta principale.
«Das durch große feindliche Überlegenheit erschwerte Vorwärtskommen des rechten Flügels der 11. Armee gegen Cogni Zugna, Campo grosso und Piano della Fugazza nahm die Aussicht, hier einen durchschlagenden Erfolg zu erzielen.»
Traduzione: «L’avanzata dell’ala destra dell’11ª Armata contro Coni Zugna, Campogrosso e Pian delle Fugazze, resa difficile dalla grande superiorità del nemico, tolse la prospettiva di conseguire qui un successo decisivo.»
Fonte: Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916, pp. stampate 123–124 (PDF 122–123).
Il 30 maggio: l’ultimo tentativo
Dal 26 al 29 maggio la Kaiserschützendivision e la 48ª Divisione non ottennero progressi significativi. Il 27 maggio tre battaglioni della 12ª Gebirgsbrigade risalirono lo Zugnarücken e, durante la notte, rilevarono la 6ª Gebirgsbrigade. Quest’ultima fu raccolta a Rovereto e successivamente inviata al Passo della Borcola presso la 59ª Divisione. Il riordino ristabilì la separazione fra le unità dell’VIII e del XXI Corpo, ma costrinse a rinviare l’attacco previsto per il 28 maggio. La pioggia torrenziale contribuì a paralizzare l’attività. Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 317 (PDF 340).
L’11ª Armata aveva già deciso che, se il nuovo attacco del 30 maggio non fosse riuscito, al XXI Corpo sarebbe stato assegnato un compito puramente difensivo.
Il 30 maggio, dopo diverse ore di bombardamento condotto da 81 pezzi, la divisione del generale maggiore Englert attaccò nuovamente Passo Buole e Cima di Mezzana. La relazione descrive un combattimento prolungato e accanito e riconosce apertamente la resistenza delle brigate italiane Taro e Sicilia:
«Die Österreicher wiederholten zähe und tapfer Angriff auf Angriff. Wer sie aufsteigen sah, zurückgeschlagen, zum neuen Sturme schreiten, der mußte ihrem Mute Gerechtigkeit zollen.»
Traduzione: «Gli Austriaci ripeterono con tenacia e valore attacco dopo attacco. Chi li vide salire, essere respinti e muovere a un nuovo assalto dovette rendere giustizia al loro coraggio.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 321 (PDF 344); la relazione attribuisce il passo a Schiarini.
Alla sera Englert dovette comunicare che l’attacco non aveva raggiunto il risultato sperato. Le perdite dichiarate dalla Kaiserschützendivision furono di 15 ufficiali e 614 uomini, circa il tredici per cento della forza combattente. Il comando supremo domandò se avesse ancora senso proseguire con attacchi nei quali truppe eccellenti sembravano consumarsi inutilmente:
«[...] ob er eine Fortsetzung dieser Angriffe, ‘in denen sich bisher vorzügliche Truppen anscheinend erfolglos erschöpften’, noch für aussichtsreich halte.»
Traduzione: «[...] se ritenesse ancora promettente continuare questi attacchi, “nei quali finora truppe eccellenti sembravano essersi logorate senza successo”.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 321 (PDF 344).
Il dispositivo italiano e il contrattacco serale
La relazione italiana consente di vedere che cosa incontrò l’attacco. Passo Buole era difeso dal II/62° sul Loner e direttamente al passo; il III/62° occupava Cima Salvata; il I e il III/207° erano a Cima Mezzana; due compagnie del III/61° stavano in riserva dietro Cima Salvata. Il comando locale spettava al colonnello Danioni, comandante del 207° fanteria; il colonnello brigadiere Gualtieri comandava la brigata Taro e il settore Zugna–Passo Buole.
La 37ª Divisione disponeva, nella regione dello Zugna, di due batterie da montagna, una batteria someggiata da 70 e due pezzi da 149 G., per complessivi 14 pezzi; altri 12 pezzi, due batterie da 87 B. e una da 105, erano schierati fra Passo Buole e Cima Mezzana. La fonte italiana sottolinea però la debolezza strutturale della difesa: una sola linea di cresta, priva di profondità, rincalzi difficili da muovere e ampi angoli morti per l’artiglieria.
L’attacco della Kaiserschützendivision cominciò alle ore 7. Fu arrestato una prima volta alle 8.30, ripreso verso le 9.30 e nuovamente verso le 11 contro il Loner e Cima Mezzana; nel pomeriggio seguì un altro tentativo. In serata giunsero da malga Zugna tre compagnie del I/208°. Danioni le unì a tre compagnie del 207° sottratte a Cima Mezzana e alle ore 20 lanciò il contrattacco che respinse dal Loner i Kaiserschützen riusciti ad aggrapparvisi.
«Non abbiamo ceduto di un passo nè cederemo finchè vi sarà un uomo.»
Messaggio del colonnello brigadiere Gualtieri al comando della 37ª Divisione, ore 16.30; fonte: relazione ufficiale italiana, vol. III, tomo 2, p. stampata 168 (PDF 182).
La relazione italiana indica per la «dura lotta» 49 ufficiali e 1.038 uomini di truppa italiani, e ripete per l’avversario i 15 ufficiali e 614 uomini registrati dalla relazione austro-ungarica. Le due cifre non vanno però poste automaticamente sullo stesso piano: il testo italiano non chiarisce con sufficiente precisione se il proprio totale riguardi il solo 30 maggio, un intervallo più ampio o l’intero settore, mentre il dato austro-ungarico è esplicitamente riferito alle perdite della Kaiserschützendivision. È dunque verificabile l’entità dichiarata da ciascuna relazione, non una proporzione comparativa fra le perdite.
L’11ª Armata interruppe quindi le operazioni offensive sulla propria ala destra. Il XXI Corpo ricevette l’ordine di conservare le posizioni raggiunte; la 48ª Divisione doveva essere ritirata gradualmente e raccolta come riserva d’armata. Il settore Loppio–Mori–Marco–Zugna Torta venne affidato al feldmaresciallo luogotenente von Guseck.
«Daraufhin ließ das 11. Armeekmdo., wie bereits beabsichtigt, die Kriegshandlung auf dem rechten Armeeflügel einstellen.»
Traduzione: «In seguito a ciò il comando dell’11ª Armata, come aveva già previsto, fece cessare le operazioni sull’ala destra.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 321 (PDF 344).
La cessazione degli attacchi non fu una semplice pausa. Il XXI Corpo doveva rilevare con i Kaiserschützen i tre battaglioni della 9ª Gebirgsbrigade fermi presso Chiesa. Al posto della 48ª Divisione sarebbero entrati in linea due battaglioni di marcia combinati della divisione, tre battaglioni ungheresi di Landsturm e, appena completato lo scarico a Calliano, la 28ª Landsturm-Gebirgsbrigade. Tre battaglioni della 48ª Divisione furono inviati per primi al Passo della Borcola. La fanteria e l’artiglieria vennero così raggruppate per concentrare le forze sullo sfondamento cercato al centro della fronte d’armata.
«In dieser durchgreifenden Umstellung der Infanterie, mit der zugleich auch eine Umgruppierung der Artillerie durchgeführt wurde, fand der entschlossene Wille des 11. Armeekmdos. sinnfälligen Ausdruck, zum entscheidungsuchenden Durchbruch in der Mitte der Armeefront alle Kraft zu vereinen.»
Traduzione: «In questa radicale riorganizzazione della fanteria, accompagnata da un nuovo raggruppamento dell’artiglieria, trovò chiara espressione la ferma volontà del comando dell’11ª Armata di riunire tutte le forze per cercare lo sfondamento decisivo al centro della fronte d’armata.»
Fonte: OULK, IV/1, p. stampata 322 (PDF 345).
Conclusione: che cosa sarebbe accaduto dopo Cima Posta
Se la manovra avesse avuto successo, la progressione ricostruibile incrociando la relazione ufficiale e la testimonianza di Pichler sarebbe stata:
- caduta o aggiramento di Coni Zugna;
- conquista di Passo Buole e della parete Cima Mezzana–Cima Levante;
- avanzata sul crinale fino a Cima Posta;
- superamento o controllo di Campogrosso e raggiungimento di Pian delle Fugazze;
- apertura e protezione della strada Rovereto–Schio;
- schieramento avanzato dell’artiglieria pesante a Pian delle Fugazze e presso la Borcola;
- attacco contro la terza linea italiana Civillina–Enna–Novegno–Cimone–Casa Ratti, coordinato con la spinta centrale attraverso l’Astico verso Piovene e Thiene.
Il Carega sarebbe stato coinvolto geograficamente come massa montuosa sul fianco della direttrice Campogrosso–Recoaro–Schio. Con le fonti oggi disponibili non è però corretto affermare che «conquistare il Carega» costituisse un obiettivo strategico nominato, principale o finale. Il vero obiettivo era rendere praticabile la discesa verso Schio e concorrere allo sbocco generale nella pianura vicentina.
La mancata conquista di Coni Zugna, Cima Mezzana, Passo Buole e Pasubio impedì di trasformare questa intenzione in una manovra operativa completa. Dopo il 30 maggio l’ala destra dell’11ª Armata assunse un ruolo difensivo e le forze disponibili furono concentrate verso il centro, dove si cercava ancora lo sfondamento decisivo.
Riferimenti documentari
- Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, Band IV, Teil 1, pp. stampate 253, 268–271, 293–296, 306–309 e 321–322.
- Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, Band IV, Beilagen, Beilage 12, Absicht des 11. Armeekommandos nach Befehl vom 19. Mai 1916.
- Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916, Innsbruck, Heinrich Pohlschröder, 1924, in particolare pp. stampate 117 e 120–125.
- L’esercito italiano nella Grande Guerra (1915–1918), vol. III, tomo 2, Le operazioni del 1916. Offensiva austriaca e controffensiva italiana nel Trentino – contemporanee operazioni sul resto della fronte (maggio–luglio 1916), pp. stampate 165–168 (PDF 179–182).
- Per i futuri controlli sugli originali: Österreichisches Staatsarchiv, Kriegsarchiv, fondi dell’11. Armata/Landesverteidigungskommando Tirol, XXI. Korps e VIII. Korps (alt).
Ciò che ancora resta negli archivi
La relazione ufficiale permette di ricostruire la logica generale dell’operazione, ma non sostituisce gli ordini che circolarono fra l’11ª Armata e i corpi impegnati sul terreno. Nel passaggio dalla documentazione del 1916 al volume pubblicato molti anni dopo, minute, correzioni, destinatari, orari e allegati cartografici furono necessariamente riassunti. È proprio in questi particolari che potrebbe trovarsi una risposta più precisa alla domanda iniziale: fino a che punto l’avanzata attraverso Cima Posta e Campogrosso fosse già tradotta in disposizioni esecutive verso Schio, e quanto invece rimanesse un’intenzione subordinata alla caduta dello Zugna e del Pasubio.
Una prima traccia è costituita dai testi che possiamo già leggere. Il quarto volume di Österreich-Ungarns letzter Kriegconserva il quadro degli ordini e la Beilage 12 ne offre la traduzione cartografica ufficiale. A essi si aggiunge ora la testimonianza integralmente consultata di Cletus Pichler, capo di stato maggiore dell’11ª Armata. Dietro queste opere pubblicate rimane però il livello documentario originario, conservato nel Kriegsarchiv di Vienna.
Le ricostruzioni pubblicate
Relazione ufficiale austro-ungarica
Titolo: Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, Band IV, Teil 1, Das Kriegsjahr 1916. Erster Teil.
Parti particolarmente utili: pp. stampate 253, 268–271, 293–296, 306–309 e 321–322.
Contenuto: piano dell’11ª Armata del 19 maggio; ordinamento dell’VIII e del XXI Corpo; operazioni sullo Zugnarücken; ordini alla Kaiserschützendivision; direttrici Campogrosso, Pian delle Fugazze, Schio e Thiene; interruzione degli attacchi sull’ala destra.
Edizione digitale: Oberösterreichische Landesbibliothek.
Volume delle carte allegate
Titolo: Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914–1918, Band IV, Beilagen.
Documento principale: Beilage 12, comprendente la carta Absicht des 11. Armeekommandos nach Befehl vom 19. Mai 1916.
Contenuto: rappresentazione pubblicata della linea Cima Posta–Pian delle Fugazze–Borcola–Monte Maggio–Tonezza e del previsto schieramento dell’artiglieria pesante.
Limite: è una rielaborazione editoriale destinata alla relazione ufficiale, non necessariamente la carta originale materialmente allegata all’ordine del 19 maggio 1916.
Edizione digitale: Oberösterreichische Landesbibliothek.
Cletus Pichler
Titolo: Cletus Pichler, Der Krieg in Tirol 1915/1916.
Pagine utilizzate: pp. stampate 117 e 120–125. Pichler descrive la divisione delle direttrici Bassano e Thiene–Schio, l’ordine del 19 maggio, l’avanzata dell’VIII Corpo attraverso Borcola e Pian delle Fugazze, il compito della Kaiserschützendivision verso Campogrosso e l’ordine del 25 maggio contro il crinale Coni Zugna–Cima Posta.
Valore e limite: come ex capo di stato maggiore dell’11ª Armata, Pichler offre una testimonianza interna alla formazione del piano. L’opera uscì tuttavia nel 1924 e contiene anche una difesa delle decisioni del comando d’armata; deve quindi essere confrontata con la relazione ufficiale e, quando saranno disponibili, con gli ordini originali.
Edizione digitale consultata: scansione integrale della Universitäts- und Landesbibliothek Tirol, disponibile anche attraverso Austrian Literature Online.
Relazione ufficiale italiana
Titolo: L’esercito italiano nella Grande Guerra (1915–1918), vol. III, tomo 2, Le operazioni del 1916. Offensiva austriaca e controffensiva italiana nel Trentino – contemporanee operazioni sul resto della fronte (maggio–luglio 1916).
Pagine utilizzate: pp. stampate 165–168 (PDF 179–182).
Contenuto: interpretazione italiana della direttrice verso Pian delle Fugazze e Schio; dispositivo della 37ª Divisione; reparti, artiglieria e comandi a Passo Buole; orari degli attacchi del 30 maggio; arrivo del I/208° da malga Zugna; contrattacco serale sul Loner; perdite dichiarate.
Valore e limite: consente di ricostruire la difesa e la percezione italiana dell’operazione. Quando interpreta lo scopo dell’avversario non sostituisce però gli ordini austro-ungarici; inoltre il perimetro temporale del totale delle perdite italiane non è formulato con la stessa precisione del dato della Kaiserschützendivision.
Dietro la relazione ufficiale: gli originali di Vienna
Uno dei documenti decisivi dovrebbe essere l’originale tedesco dell’ordine emanato dall’11ª Armata il 19 maggio. La relazione ne restituisce struttura e obiettivi, ma soltanto il foglio originale consentirebbe di controllarne formulazione completa, orario, destinatari, correzioni e allegati. La sua ricerca conduce al fondo dell’11ª Armata, ancora ordinato sotto il precedente Landesverteidigungskommando Tirol.
L’ordine dell’11ª Armata del 19 maggio 1916
Si tratta del Befehl des k.u.k. 11. Armeekommandos vom 19. Mai 1916, relativo alla linea Cima Posta–Pian delle Fugazze–Borcolapaß–Monte Maggio–Tonezzaplatte e alla preparazione dell’attacco contro la terza zona fortificata.
Fondo: AT-OeStA/KA FA NFA HHK AK/AGKdo Landesverteidigungskommando Tirol.
Unità archivistica: cartone 135, Operative Akten: Op.Nr. 2201–2231 vom Mai 1916.
Numero da verificare: il cartone comprende gli Op.Nr. 2201–2231 del maggio 1916. L’ordine del 19 maggio va identificato nel registro e nel fascicolo; non è ancora possibile attribuirgli con certezza un singolo numero interno.
La consultazione dovrà comprendere fronte e retro dei fogli, camicia del fascicolo, timbri, annotazioni manoscritte, lista dei destinatari e allegati: elementi che potrebbero mostrare come il piano venne distribuito e interpretato dai comandi subordinati.
Inventario: Landesverteidigungskommando Tirol, cartoni 132–150.
La carta originale allegata all’ordine
La relazione ricorda una carta con le parole „In einer dem Befehlschreiben beigefügten Karte“. È il possibile antecedente diretto della Beilage 12, ma non sappiamo ancora quanto la tavola pubblicata sia fedele all’originale.
Probabile collocazione: insieme all’ordine del 19 maggio nel cartone 135 del fondo precedente; potrebbe però essere stata separata e conservata fra le carte operative o nella Karten- und Plansammlung.
Elementi da controllare: titolo originale, scala, legenda, data, autore, timbri; linea da raggiungere nella prima fase; posizioni dei gruppi di artiglieria pesante; strade e lavori viari; eventuali varianti rispetto alla Beilage 12.
Il confronto potrebbe rivelare varianti nella linea operativa, nelle posizioni dell’artiglieria o nella rete stradale. Per identificarla senza ambiguità occorrerà cercare l’ordine „samt der dem Befehlschreiben beigefügten Karte und allen weiteren Anlagen“: «compresa la carta allegata allo scritto d’ordine e tutti gli altri allegati».
Dal piano all’esecuzione: gli ordini del XXI Corpo
Il passaggio dal piano generale all’azione sul terreno dovrebbe emergere dagli ordini del 20–25 maggio relativi alla Kaiserschützendivision, alla 48ª Divisione, alla colonna del colonnello Sloninka e alle operazioni Mattassone–Camposilvano–Campogrosso–Passo Buole–Cima Mezzana–Cima Levante–Cima Posta.
Fondo: AT-OeStA/KA FA NFA KK XXI. Korps.
Unità prioritarie:
- cartone 2936: Operative Akten, Op.Nr. 2201–2220, 1–20 maggio 1916;
- cartone 2937: Operative Akten, Op.Nr. 2221–2231, 21–31 maggio 1916;
- cartone 2934: Befehle und Abfertigungen, ordini e comunicazioni del corpo;
- cartone 2950: protocolli e registri operativi, necessari per individuare i numeri esatti degli ordini;
- cartone 2951: diari operativi dall’11 marzo 1916;
- cartone 2952: documenti sull’artiglieria, consistenze e atti operativi privi di numero.
Particolare importanza avrebbe l’ordine che disponeva la partenza della Kaiserschützendivision da Mattassone alle ore 4 del 22 maggio, il raggiungimento di Camposilvano, la preparazione dell’attacco a Campogrosso e l’avanzata della colonna Sloninka verso Salvata e il crinale Cima Mezzana–Cima Levante–Cima Posta. Il suo testo completo permetterebbe di stabilire se fossero già indicati obiettivi oltre Cima Posta o soltanto condizioni per una prosecuzione successiva.
Inventario: XXI. Korps, cartoni 2934–2955.
L’VIII Corpo e la strada verso Schio
L’altra metà della ricostruzione si trova negli ordini dell’VIII Corpo dal 14 al 30 maggio: documenti relativi alla 57ª e 59ª Divisione, alle Gebirgsbrigaden 6ª, 9ª, 10ª, 12ª e 18ª e alle direttrici Zugnarücken, Pasubio, Monte Alba, Borcolapaß, Pian delle Fugazze, Recoaro e Schio.
Fondo: AT-OeStA/KA FA NFA KK VIII. Korps (alt).
Unità prioritarie:
- cartone 825: Operative Akten, Op.Nr. 135–149, 14–28 maggio 1916;
- cartone 826: Operative Akten, Op.Nr. 150–162, 29 maggio–10 giugno 1916;
- cartone 843: diario operativo dal 1º aprile 1916;
- cartone 844: allegati al diario, comprese carte di situazione (Situationsskizzen);
- cartone 845: protocollo degli atti operativi;
- cartone 846: indici per materia e per numero.
Gli ordini più significativi dovrebbero riguardare l’impiego e l’avvicendamento della 6ª, 12ª e 18ª Gebirgsbrigade, l’avanzata sullo Zugnarücken, la conquista del Pasubio, l’attacco a Monte Alba, la pressione dalla Vallarsa verso Pian delle Fugazze e la progettata prosecuzione verso Schio–Recoaro. Carte e schizzi allegati al diario potrebbero inoltre chiarire quale strada, quali valloni e quali creste fossero considerati realmente percorribili.
Inventario: VIII. Korps (alt), cartoni 818–850 e seguenti.
Una ricerca ancora aperta
Questi documenti non promettono necessariamente la scoperta di un piano completamente diverso da quello pubblicato. Il loro valore sarebbe più sottile e, proprio per questo, decisivo: stabilire la successione esatta degli ordini; distinguere un obiettivo immediato da una possibilità successiva; verificare quanto spazio fosse lasciato all’iniziativa dei corpi; ricostruire le posizioni previste per l’artiglieria e misurare la distanza fra il disegno del comando e ciò che il terreno consentì davvero.
Per ora, la conclusione più solida è quella sulla quale convergono la relazione ufficiale e Pichler: Cima Posta e Campogrosso erano passaggi essenziali per aprire Pian delle Fugazze e la strada verso Schio, mentre la discesa nella pianura vicentina doveva derivare da una manovra combinata, non dalla semplice prosecuzione lineare lungo il Carega.
Le segnature rintracciate nell’Archivio informativo dello Staatsarchiv consentono di identificare con precisione i cartoni da consultare, ma non permettono di leggere online questi fascicoli. Appena ne avrò l’occasione, andrò a Vienna per consultarli: non per il ballo delle debuttanti, ipotesi che la mia età rende ormai poco credibile, ma almeno con il conforto di qualche Mozartkugel e di una buona Wiener Schnitzel. Sarà allora possibile verificare, nelle carte degli ordini, negli allegati e nelle annotazioni dei comandi, come quel piano venne tradotto, o non venne tradotto, nelle decisioni sul terreno.
Stay tuned...
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