Un lungo anello sul versante trentino del Monte Baldo, tra faggete, malghe e pascoli, per sfuggire al caldo di Verona. Quasi quattordici chilometri di silenzio, cerbiatti, una sosta al Bivacco Lavacchio e l’immancabile birra finale al Rifugio Monte Baldo.
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| 📍 Località | Madonna della Neve - Monte Baldo |
| 🛤️ Percorso | Anello |
| 📏 Lunghezza | Circa 14,5 km |
| ⛰️ Dislivello | Circa 1.000 m |
| ⏱️ Durata media | 6h |
| ⚠️ Difficoltà | E |
| 🏰 Punti d’interesse | diverse malghe |
| 🥾 Consigli utili | Scarponi e tanta acqua |
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Scarica GPXL'obiettivo della giornata: trovare il fresco
L'idea del Giro delle Malghe nasce da una considerazione molto meno romantica di quanto ci piacerebbe raccontare: a Verona si muore dal caldo. Sono giorni in cui anche uscire di casa nel pomeriggio richiede una certa forza di volontà e così, guardando le temperature previste, io e Sara arriviamo rapidamente alla conclusione che il modo migliore per trascorrere la giornata sia andare a cercare un po' d'aria fresca sul Monte Baldo. Il giro sembra fatto apposta per noi: abbastanza lungo da riempire la giornata, senza bisogno di raggiungere quote particolarmente elevate e, soprattutto, con una buona parte del percorso immersa nei boschi. In quel momento la parola "ombra" vale probabilmente più di qualunque panorama.
La sveglia suona presto e poco dopo siamo già in macchina sulla strada del Brennero, diretti verso nord. Lasciamo Verona alle spalle e risaliamo la Valle dell'Adige fino ad Avio, dove abbandoniamo il fondovalle e cominciamo finalmente a salire verso il Baldo. La strada si arrampica attraverso una lunga successione di tornanti e, curva dopo curva, assistiamo soddisfatti a uno degli spettacoli più piacevoli che si possano osservare in una mattina d'agosto: il numero indicato dal termometro dell'auto comincia lentamente a scendere. Considerando la temperatura che abbiamo lasciato a Verona, ogni grado perso ci sembra una piccola vittoria.
L'ultimo tratto verso Madonna della Neve e il Rifugio Monte Baldo è davvero meraviglioso. La strada si inoltra tra i boschi, il traffico praticamente scompare e nel giro di pochi chilometri sembra di essere molto più lontani da casa di quanto siamo realmente. Quando arriviamo al rifugio l'aria è finalmente quella che speravamo di trovare e, prima ancora di pensare agli zaini, concediamo alla giornata il suo corretto inizio: un caffettino e un bicchiere d'acqua al bar. I gestori ci accolgono con una simpatia che ritroveremo anche al ritorno e, dopo questa breve ma necessaria preparazione atletica, siamo pronti a partire.
Una partenza che non perde tempo
Dal Rifugio Monte Baldo il percorso decide immediatamente di chiarire un concetto: il fresco siamo venuti a cercarlo, ma prima bisogna meritarselo. Il primo tratto sale infatti con una pendenza piuttosto decisa lungo i prati e, naturalmente, è completamente esposto al sole. Guadagniamo quota velocemente e dopo pochi minuti abbiamo già dimenticato il piacevole fresco del bar, anche se la temperatura rimane comunque ben diversa da quella che abbiamo lasciato in città.
Proprio durante questa prima salita incontriamo un pastore intento a portare le mucche al pascolo, accompagnato naturalmente dal suo cane, che invece di sembrare interessato a noi prende il proprio lavoro terribilmente sul serio. Lo osserviamo muoversi avanti e indietro attorno agli animali con quella sicurezza tipica dei cani da pastore, capace di convincere una mucca grande dieci volte lui a dirigersi esattamente dove vuole. A un certo punto ci guarda e per qualche istante ci domandiamo se abbia ben chiara la differenza tra due escursionisti e il resto della mandria: visto come lavora, non ci stupirebbe affatto essere messi in riga anche noi e rispediti ordinatamente verso il pascolo. Per nostra fortuna decide che non rientriamo nelle sue competenze e ci lascia continuare il sentiero in autonomia.
Poco dopo arriva finalmente quello che stavamo aspettando fin dalla partenza: il bosco. La differenza è immediata, perché la luce diventa più morbida, il sole scompare dietro le chiome e la temperatura scende abbastanza da farci capire che la scelta di venire quassù, almeno dal punto di vista climatico, è stata decisamente azzeccata. Il sentiero si inoltra nella faggeta e da quel momento comincia la parte del percorso che ricorderemo maggiormente.
Il silenzio dei boschi del Baldo
Per lunghi tratti camminiamo praticamente soli. Durante tutta la mattina incontriamo soltanto un paio di persone e, man mano che ci inoltriamo nel bosco, il silenzio diventa sempre più evidente. Non è il silenzio assoluto, naturalmente: ci sono il rumore delle foglie, qualche uccello, i nostri passi sul terreno e ogni tanto qualche ramo che si muove, ma manca completamente quel sottofondo di voci e rumori che accompagna molti dei sentieri più frequentati del Baldo. Senza quasi rendercene conto cominciamo anche noi a parlare più piano, come se alzare la voce fosse in qualche modo fuori luogo.
È probabilmente proprio grazie a questo silenzio che, a un certo punto, riusciamo a vedere alcuni piccoli cerbiatti tra gli alberi. Rimangono visibili soltanto per pochi istanti, abbastanza però da permetterci di fermarci e osservarli prima che percepiscano la nostra presenza, o forse semplicemente il nostro odore, e scappino rapidamente nel bosco. È una scena che dura pochissimo, ma incontri del genere riescono sempre a emozionarmi. Puoi sapere perfettamente che questi animali vivono qui e puoi averne già incontrati altri durante le escursioni, ma quando compaiono improvvisamente nel loro ambiente, senza recinti e senza nessuno che abbia deciso dove debbano stare, per qualche secondo sembra sempre di aver ricevuto un piccolo privilegio.
Il bosco torna quasi immediatamente silenzioso e noi riprendiamo a camminare, proseguendo verso la zona di Malga Acquenere e poi lungo il versante che conduce verso Fassole. Il percorso alterna tratti nella faggeta a piccole aperture e vecchie strade utilizzate per raggiungere gli alpeggi, senza mai diventare particolarmente tecnico e senza nemmeno cercare continuamente il panorama spettacolare. È un modo diverso di vivere il Monte Baldo rispetto ai sentieri di cresta o alle zone più frequentate: qui il piacere sta soprattutto nel camminare, nel passare lentamente da un ambiente all'altro e nella sensazione di essere, almeno per qualche ora, molto più isolati di quanto la distanza da Verona potrebbe far pensare.
Verso il Passo del Cerbiolo
Superata la zona di Acquenere continuiamo nel bosco, passando sopra Malga Fassole e attraversando il fianco settentrionale della Punta delle Redutte. È un lungo tratto piacevole, quasi interamente all'ombra, durante il quale guadagniamo e perdiamo quota senza grandi strappi e troviamo finalmente il ritmo giusto della giornata. Dopo la partenza piuttosto decisa, il percorso diventa molto più regolare e possiamo semplicemente camminare, chiacchierare e goderci quel fresco che era stato il motivo principale per cui avevamo scelto questo giro.
Quando gli alberi cominciano a diradarsi usciamo improvvisamente dalla faggeta e raggiungiamo il Passo del Cerbiolo, a circa 1.370 metri di quota. Per un tratto torniamo sotto il sole, attraversando la zona più aperta del passo, ma ormai sappiamo che il bosco non è lontano e infatti poco dopo il sentiero rientra nuovamente tra gli alberi. La temperatura all'ombra continua a essere perfetta e, soprattutto, continuiamo a incontrare pochissime persone, una cosa abbastanza sorprendente considerando che siamo sul Monte Baldo in pieno agosto.
Da qui il percorso prosegue quasi in quota, immerso ancora a lungo nella vegetazione, fino a quando il bosco comincia nuovamente ad aprirsi e davanti a noi compare una piccola valletta verde. In fondo vediamo il Bivacco Lavacchio e, considerando l'ora e i chilometri già percorsi, non serve una vera discussione per decidere cosa fare: quello è il posto giusto per fermarsi a mangiare.
Il Bivacco Lavacchio e i taralli al peperoncino
Il Bivacco Lavacchio arriva nel momento perfetto e soprattutto offre una caratteristica che in quel momento apprezziamo quasi più di qualsiasi altra cosa: dentro c'è un fresco meraviglioso. Dopo alcune ore di cammino estivo, entrare in quel piccolo locale immerso nel verde è sufficiente per convincerci che abbiamo scelto molto bene il posto per la pausa.
Non siamo soli. All'interno troviamo un piccolo gruppo di camminatori che evidentemente ha avuto la nostra stessa idea e tra loro c'è un signore particolarmente desideroso di fare conversazione, uno di quegli incontri molto tipici della montagna nei quali bastano pochi minuti per passare dall'essere perfetti sconosciuti a parlare come se ci si fosse già incontrati altre volte. La conversazione procede accompagnata da un'offerta praticamente continua di taralli al peperoncino, che accettiamo con entusiasmo senza soffermarci troppo sul fatto che, probabilmente, il peperoncino non sia l'alimento più strategico quando davanti hai ancora parecchi chilometri da percorrere sotto il sole.
Mangiamo i nostri panini, beviamo abbondantemente e concludiamo con un pezzo di cioccolata, perché certe abitudini durante le escursioni non si discutono. Nel frattempo il gruppo riparte e dopo poco rimaniamo soli nel bivacco. Fuori il sole illumina i prati, mentre dentro continua a esserci una temperatura talmente piacevole che per qualche minuto la prospettiva di rimettere gli zaini sulle spalle perde buona parte del proprio fascino.
Ma il giro, naturalmente, è ancora lungo. Sistemiamo tutto, controlliamo di non aver lasciato nulla in giro e, visto che siamo rimasti gli ultimi, tocca a noi chiudere il bivacco prima di ripartire. Salutiamo quindi quello che per una mezz'ora è stato il luogo più desiderabile del Monte Baldo e torniamo sul sentiero.
Il lungo rientro
Dopo Lavacchio il percorso rientra per un bel tratto nel bosco, seguendo la zona del Filo del Lavacchio e continuando tra i faggi e le strade forestali. Per qualche chilometro possiamo ancora approfittare dell'ombra, anche se sappiamo perfettamente che non durerà: avevamo studiato il giro prima di partire e l'ultima parte risultava decisamente più esposta.
Prima o poi, infatti, gli alberi finiscono e torniamo sotto il sole. Non è certo una sorpresa e non possiamo lamentarci, visto che sapevamo esattamente cosa ci aspettava, ma dopo diverse ore trascorse nella frescura del bosco la differenza si sente. Per fortuna qualche nuvola decide ogni tanto di passarci sopra, regalandoci brevi momenti d'ombra che seguiamo con un interesse probabilmente superiore a quello che normalmente riserveremmo alla meteorologia.
Il rientro attraversa la zona di Corlach, Malga Trattesoli e Pian della Cenere e sulla carta, a questo punto, il Rifugio Monte Baldo non sembra poi così lontano. Il problema è che dopo parecchie ore di cammino le distanze sulla carta e quelle percepite dalle gambe diventano due concetti completamente differenti. Il percorso comincia inoltre a perdere quota e, mentre scendiamo verso il fondo della valletta, sappiamo benissimo che ogni metro che stiamo perdendo dovrà prima o poi essere riconquistato, perché il rifugio si trova più in alto.
Arrivati nella parte bassa inizia quindi l'ultima risalita. Non è particolarmente dura e all'inizio della giornata probabilmente non ci avremmo nemmeno fatto troppo caso, ma a questo punto abbiamo quasi quattordici chilometri nelle gambe e il sentiero sembra improvvisamente diventare più lungo di quanto ricordassimo dalla carta. Continuiamo con calma, recuperando progressivamente quota, finché cominciamo finalmente a riconoscere la zona da cui eravamo partiti qualche ora prima.
Quando compare il Rifugio Monte Baldo siamo stanchi, ma decisamente soddisfatti del giro. E soprattutto sappiamo perfettamente quale sia la prossima tappa.
La birretta di fine trekking
La birra dopo un'escursione è ormai diventata parte integrante della giornata e, appena arrivati al rifugio, non abbiamo nessuna intenzione di modificare la tradizione. Ci sediamo finalmente al fresco e ordiniamo la nostra meritata birretta, mentre Sara decide che, dopo quasi quattordici chilometri, può permettersi qualcosa di più e si lascia tentare da un bel gelato fatto in casa.
Restiamo al rifugio quasi un'ora, senza alcuna fretta di ripartire. I gestori, che avevamo già trovato simpatici al mattino, confermano l'impressione: sono davvero accoglienti e rendono il posto particolarmente piacevole, sia che ci si fermi semplicemente per bere qualcosa sia che si utilizzi il ristorante o l'hotel. Dopo una giornata trascorsa quasi completamente nel bosco è bello potersi sedere, togliere gli zaini, bere con calma e limitarsi per un po' a non fare assolutamente nulla.
Alla fine, però, dobbiamo tornare a Verona. Riprendiamo la macchina, ridiscendiamo la lunga strada piena di tornanti verso Avio e, man mano che perdiamo quota, il termometro ricomincia inevitabilmente a salire.
Esattamente il contrario di quello che avevamo osservato quella mattina.
Una giornata al fresco, o quasi
Eravamo partiti con un obiettivo molto semplice: scappare per qualche ora dall'afa di Verona e trovare un po' di fresco sul Monte Baldo. Da questo punto di vista il Giro delle Malghe ha funzionato perfettamente, anche se naturalmente il sole è riuscito a ricordarci più volte che eravamo comunque in pieno agosto.
Ma alla fine il fresco è diventato quasi un pretesto. Quello che rimane della giornata sono soprattutto i lunghi boschi quasi vuoti, il silenzio, i cerbiatti comparsi per pochi secondi tra gli alberi, il Bivacco Lavacchio, il simpatico gruppo incontrato durante il pranzo, i taralli al peperoncino probabilmente poco compatibili con qualsiasi strategia razionale di idratazione e quella lunga risalita finale che, come spesso accade, sembrava molto più corta quando l'avevamo osservata sulla mappa.
Il Giro delle Malghe non è uno di quei percorsi che ruotano attorno a una vetta o a un singolo panorama spettacolare. È un'escursione che funziona proprio perché il piacere sta nel percorso stesso, nel continuo passaggio tra faggete, pascoli e vecchie malghe, nell'avere lunghi tratti di bosco praticamente soltanto per sé e nel ritrovarsi, alla fine, nello stesso punto da cui si era partiti con la piacevole sensazione di avere trascorso un'intera giornata molto più lontano da casa di quanto si sia stati realmente.
Poi naturalmente si torna a Verona, dove il caldo è ancora lì ad aspettarci.
Ma almeno per qualche ora siamo riusciti a seminarlo.